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PREMESSA
di
Chiara D'Ottavi
Ho scoperto lo yoga non ancora diciannovenne, ormai dieci
anni fa. Ho un bellissimo ricordo della mia prima esperienza di yoga,
avvenuta tra l’altro proprio all’Istituto Yoga
Universale. Allora,
avevo sentito per circa un anno una spontanea curiosità nei
confronti
di questa disciplina, perciò alla fine decisi di provare.
Non avevo
problemi particolari o disagi che mi avevano spinto verso lo yoga.
Quello che provai allora, a cominciare dal primo rilassamento,
esperienza per me allora completamente nuova, guidata dalla voce del
maestro, è stato un qualcosa che ho sentito subito in tutto
il mio
essere come familiare.
Da subito percepii un qualcosa di molto
profondo, che entrò, o meglio rientrò, subito in
me, a livelli
molteplici. Da quella sera iniziai a percepire il mondo immediatamente
in modo diverso: la mia concezione e la mia visione della vita, del
mondo e di tutto ciò che mi circonda e che è
dentro di me, mutarono
profondamente, o semplicemente quello che già sentivo si
rischiarò,
acuendosi e definendosi ulteriormente.
Mi sentii lieve e profondamente
felice.
Ero sicura di aver trovato una componente fondamentale del mio
percorso. Quell’esperienza gioiosa mi ha accompagnato sempre
nel mio
cammino, per questi anni, non solo nella pratica dello yoga. Non mi ha
mai abbandonato, neanche nei periodi in cui la quotidianità,
la
complessità della vita e quella interiore, le
difficoltà di percorso mi
hanno allontanata temporaneamente - non dallo spirito né
dalla
filosofia yoga - dalla pratica dello yoga.
Difficoltà o ostacoli
che comunque fanno parte del cammino stesso, e che ultimamente sto
sempre più considerando come opportunità di
crescita e di evoluzione.
Necessari, quindi. Sì, credo proprio che anche le
difficoltà, di
qualsiasi natura, siano opportunità.
Non ho dubbi: sento lo yoga come
una mia radice molto profonda.