Yoga
Sutra
di Chiara
D'Ottavi
Yoga Sutra
Lo
Yoga fu reso sistemico nello Yoga Sutra, l’opera classica di
Patanjali,
identificato quasi all’unanimità con
l’omonimo grammatico del II sec.
a. C. Alcuni, però, arrivano a proporre date più
tardive, che vanno tra
il IV e il VI sec. d. C. L’opera è scritta nel
caratteristico stile dei
sutra, ovvero aforismi che tracciano le linee essenziali di una
dottrina e che riproducono discorsi celebri del maestro. Aforismi che
spesso necessitano, al fine di essere comprensibili, di commentari
esplicativi.
Lo
Yoga Sutra è suddiviso in quattro parti: il libro
dell’enstasi, il
libro del metodo, il libro delle facoltà soprannaturali, il
libro
dell’isolamento.
Nel
primo libro viene delineata la sostanza dello yoga, ovvero
l’enstasi, e
i modi per raggiungerla. Suggestiva ed efficace l’immagine
iniziale
dell’androgino archetipale, la cui metà destra
è Siva, spirito-divinità
maschile, e la metà sinistra è la sua energia
femminile Siva. Siva
libererebbe l’uomo dal suo “triplice
dolore”. Secondo Patanjali, lo
yoga è, oltre che unione, “enstasi”.
Ovvero l’inibizione delle funzioni
mentali, che provocano dolore mentale, per l’appunto:
“l’irrequieto,
l’ottenebrato, il distratto, l’unintenzionale e
l’inibito”. A seconda
della presenza degli stadi tamasico, rajasico e sattvico, si
avrà la
prevalenza di uno stato o dell’altro. Tra questi,
l’unintenzionale e
l’inibito sono gli unici ad appartenere allo yoga,
caratterizzati dalla
prevalenza del sattva. Attraverso questi stadi mentali, infatti,
l’individuo raggiunge l’imbrigliamento del flusso
mentale rivolto
all’esterno, l’interiorizzazione, e infine la
dissoluzione nella
“sorgente”, ovvero nel tutto. Inoltre,
l’unintenzionalità conduce
all’enstasi cognitiva, perché penetra la natura
reale di un oggetto,
illuminandolo. Nello stadio ulteriore inibito, non solo le funzioni
estroverse vengono meno, ma anche quelle introverse si dissolvono:
è,
quest’ultima, l’enstasi non-cognitiva.
Ciò permette allo yogi di
“riposare nella sua essenza quale puro principio
cosciente”.
Al
di fuori dello yoga, lo spirito si conforma alle cinque funzioni
mentali, che sono: la conoscenza valida, l’errore,
l’astrazione, il
sonno e la memoria. Le conoscenza valide sono la percezione,
l’inferenza e l’autorità. Sono valide
perché producono nozioni in
contraddittorie. L’errore, al contrario è estraneo
all’oggetto, ovvero
alla realtà oggettiva, in quanto è una nozione
fallace ed illusoria.
L’astrazione è efficacemente definita come la
conoscenza prodotta dalle
parole, ed è priva perciò di contenuto reale. Le
parole sono limitate,
sono solo un’espressione dell’esperienza totale:
questa la mia
interpretazione. Viene poi operata una distinzione tra sonno
–
risultante dall’eccesso di tamas – e il sogno. Nel
sonno qualsiasi
esperienza e funzione si annulla, mentre nel sogno opera la funzione
della memoria, chiaramente. D’altronde, lo scopo ultimo dello
yoga è
proprio quello di condurci allo stadio di sonno profondo (gli altri due
sono veglia e sogno).
Così,
Patanjali, passa in rassegna le modalità per inibire le
funzioni
mentali: ovvero, l’esercizio e
l’impassibilità. L’esercizio va
praticato con disciplina e costanza, e conduce alla
stabilità.
L’impassibilità rende il praticante consapevole
della propria
indipendenza dagli oggetti percettibili o rivelati e, quindi, un
soggetto dotato di arbitrio. Secondo Patanjali, inoltre,
l’enstasi si
raggiunge spontaneamente o “artificialmente”. Il
secondo sarebbe un
principio duraturo e reale. Per raggiungere l’enstasi
“artificialmente”
(parola che non amo particolarmente e che riporto per questo
dall’originale) è fondamentale un intenso
“zelo”, ovvero: costanza e
disciplina. Oppure, attraverso la “dedizione totale al
Signore”. Per
Signore, qui, si intende il “Sommo Maestro”, lo
spirito puro e sommo
immune da vizi originali e depositi karmici latenti.
A
mio avviso, si tratta qui, del Tutto. Tutto che, infatti, viene
incarnato ed espresso dalla sillaba OM. Lo Yoga Sutra esorta
così a
recitare l’om, contemplando il suo significato per realizzare
l’enstasi. Grazie alla recitazione dell’om
è possibile contrastare le
varie fonti di distrazione della mente, che attingono al tamas e al
rajas : “malattia, indolenza, dubbio, negligenza, languore,
intemperanza, illusione, fallimento e volubilità”.
Le distrazioni sono
fonte di negatività, quali “dolore, ansia,
tremore, inspirazione ed
espirazione”, che possono essere eliminate con
l’esercizio di un
principio ontologico, che conduce
all’unintenzionalità e alla
“serenità
mentale”. Tali principi sono la benevolenza, la compassione,
il
compiacimento e l’indifferenza incondizionate, in quanto
esercitate nei
confronti di tutti e di tutto.
Esistono
altre modalità per raggiungere
l’unitenzionalità, e che sono
riconducibili al pranayama e alla meditazione, e che saranno pertanto
trattati nei miei lavori successivi.
Il
Libro del metodo enuncia gli otto rami dello yoga, tra cui anche
l’hatha yoga, denominato qui “le
posture”. Dopo yama e niyama, la
postura, nella pratica, diviene “stabile” e
“agevole”. Come si ottiene
tutto questo? “Con il rilassamento dello sforzo e
l’immedesimazione con
l’infinito”. In tal modo, l’ego corporeo
viene meno e la postura
risulta comoda. Aggiungo io qui che viene meno l’ego
perché lo yogi
rientra in contatto con l’infinito proprio attraverso
l’assunzione di
posture che partecipano dell’armonia cosmica. E, riprende
Patanjali, lo
yogi diviene così “immune dalle coppie di
contrari”.
Il
Libro delle facoltà sovrannaturali e il Libro
dell’isolamento saranno,
come sopra, trattati nei lavori successivi. A proposito di hatha yoga,
però, voglio qui citare il sutra 46 del terzo libro, che
illustra in
cosa consiste l’eccellenza del corpo:
“L’eccellenza del corpo è
bellezza, grazia, forza e solidità adamantina”.
Tutte qualità cui lo
yogi perviene dopo una pratica costante e disciplinata e che si
manifestano in un corpo leggero, flessuoso e al tempo stesso solido e
forte. Eleganza e sostanza, dunque, l’incontro del perfetto
equilibrio.
* Per la ricetta del
Ghi ci stiamo lavorando, appene possibile la troverete pubblicata su
queste pagine
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